Le azioni BFF Bank tornano sotto pressione. Dopo il vero e proprio disastro di inizio febbraio, il titolo registra un nuovo affondo: -5,56% a 4,48 euro, un movimento che porta il bilancio su base mensile a un drammatico -53%. Un crollo che non può essere letto come semplice volatilità di mercato, ma che si inserisce in un contesto di forte deterioramento della fiducia degli investitori.
Il nuovo scivolone è strettamente collegato alla pubblicazione dei conti preliminari 2025, numeri che hanno acceso più di una perplessità. Se da un lato alcuni indicatori mostrano segnali di tenuta, dall’altro emergono elementi di debolezza e scelte strategiche – come lo stop al dividendo – che hanno alimentato ulteriormente le vendite.
Entrando nel dettaglio dei risultati, BFF Bank ha chiuso il 2025 con ricavi netti rettificati pari a 678,7 milioni di euro, in calo del 14% rispetto all’esercizio precedente. Si tratta di una contrazione significativa che rappresenta uno dei punti critici del bilancio. Di questi, 390,7 milioni di euro provengono dal dipartimento Factoring, Lending & Credit Management, che resta il cuore operativo del gruppo.
Il dato sui ricavi evidenzia un rallentamento dell’attività in un contesto già complesso per il settore finanziario, tra tensioni regolamentari, aumento dei costi e maggiore prudenza sul fronte del credito.
Sul fronte della redditività emerge però un’apparente contraddizione. L’utile netto rettificato è salito a 151,7 milioni di euro, con un progresso del 6% su base annua. Tuttavia, il quadro cambia radicalmente guardando all’utile netto contabile, sceso a 70,17 milioni di euro. La differenza è legata a un one-off negativo di 67 milioni di euro, connesso alle azioni di de-risking.
In sostanza, la banca ha scelto di rafforzare il profilo di rischio, ma il prezzo pagato in termini di impatto contabile è stato pesante. Il mercato, evidentemente, guarda più al dato finale che alla versione “rettificata”, penalizzando il titolo.
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Non tutto, però, è negativo. Sul fronte patrimoniale, BFF Bank presenta indicatori di solidità che restano sopra le soglie regolamentari. A fine 2025 il coefficiente CET1 si è attestato al 14,1%, in miglioramento rispetto al 12,2% di inizio anno e ben al di sopra del requisito SREP del 9,7%.
Anche la qualità del credito mostra segnali di controllo. Il portafoglio crediti si è mantenuto stabile a 5,84 miliardi di euro su base annua. Le sofferenze nette, escludendo i Comuni italiani in dissesto, si sono attestate a 10,7 milioni di euro, pari allo 0,2% dei crediti netti, con un coverage ratio del 69% (contro il 70% di fine 2024).
In miglioramento anche i crediti scaduti netti, scesi a 1,61 miliardi di euro rispetto agli 1,73 miliardi di inizio anno. Numeri che indicano una gestione prudente e un tentativo concreto di ridurre i rischi di bilancio.
Il problema, però, è che la solidità patrimoniale da sola non basta a rassicurare il mercato, soprattutto in una fase in cui la visibilità sugli utili futuri resta limitata e il sentiment è compromesso.
A pesare ulteriormente sulle quotazioni è stata la decisione del consiglio di amministrazione di non proporre alcun dividendo per il 2025. Una scelta motivata dalla volontà di capitalizzare l’utile eccedente la soglia del 13% del CET1 ratio, così da consolidare l’azione di de-risking e rafforzare ulteriormente il capitale.
Dal punto di vista prudenziale la decisione è coerente, ma per gli azionisti rappresenta un segnale negativo, soprattutto dopo mesi di forte volatilità.
BFF Bank ha inoltre ricordato di aver rivisto, il 2 febbraio 2026, i target finanziari per l’esercizio in corso. L’obiettivo è chiudere il 2026 con un utile netto rettificato di 160 milioni di euro e un utile per azione di 0,8 euro, con un cost/income ratio inferiore al 50%. I target non includono eventuali impatti da potenziali cartolarizzazioni e tengono conto di possibili sentenze negative attese tra il 2026 e il 2027.
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Infine, alla luce delle nuove norme sulla riserva extraprofitti, il CdA ha deliberato un contributo straordinario di 6,7 milioni di euro nel 2025, misura che consente di liberare 24,4 milioni di riserva di capitale e garantire maggiore flessibilità per future distribuzioni.
Nonostante questi elementi, il mercato sembra voler attendere segnali più concreti prima di tornare a scommettere sul titolo. Con un calo del 53% su base mensile e un nuovo sell in corso, le azioni BFF Bank restano al centro di un clima di forte incertezza. Il prossimo Piano Strategico, atteso nel secondo semestre del 2026, sarà probabilmente il vero banco di prova per tentare una ricostruzione della fiducia.


